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TAORMINA – Non solo musica. Dal palco del Taormina Music Awards, Ermal Meta ha scelto di affidare al pubblico una riflessione sull’infanzia, sulle guerre e sulla responsabilità degli adulti nel proteggere i più piccoli.
Parole che partono da una considerazione netta, riferita alla situazione dei bambini nei territori colpiti dai conflitti: “Per proteggere i bambini bisogna prima non bombardarli”.
Nel suo intervento, il cantautore ha allargato lo sguardo anche oltre Gaza, citando alcuni dei luoghi del mondo segnati dalla guerra e dalle crisi umanitarie.
“L’infanzia si può proteggere in tanti modi, intanto partendo dalle cose più grandi, da quello che succede a Gaza in Palestina, ma anche in altri luoghi, in Yemen, Sudan, Ucraina. Ci sono tantissimi posti in cui accadono delle cose indicibili e noi facciamo finta che questo non accade”.
Da qui una riflessione che va oltre il singolo conflitto e riguarda, secondo Meta, la stessa idea di umanità.
“Se solo un bambino ci rimette la vita forse anche noi siamo a rischio, la nostra essenza di esseri umani, non tanto la vita, perché la vita senza umanità non è vita, è solo ideologia”.
Il discorso si è poi spostato sull’infanzia nella quotidianità e sulle difficoltà che oggi riguardano tanto i bambini quanto gli adulti chiamati a proteggerli.
“Bisogna lasciare i bambini essere bambini”, ha sottolineato Meta, evidenziando come l’infanzia sia oggi esposta a numerosi pericoli e a una crescente accelerazione dei ritmi di vita.
“L’infanzia oggi è messa a dura prova, è messa in pericolo. Non è facile oggi essere genitori perché penso che non è facile oggi essere bambini. I bambini sono più esposti a tanti pericoli. Noi adulti dobbiamo fare la nostra parte per dare ai nostri bambini la possibilità di vivere intanto più lentamente la propria età”.
Una riflessione che dal palco di Taormina ha assunto così una dimensione più ampia: dalla protezione dei bambini nei territori di guerra alla necessità, anche nella vita quotidiana, di restituire loro tempo, attenzione e la possibilità di vivere la propria età senza essere costantemente proiettati verso un mondo adulto.
“C’è questa accelerazione pazzesca”, ha concluso Meta, “però dove si sta andando probabilmente verso l’oblio”.
Parole che hanno riportato al centro una domanda essenziale: quanto una società riesce davvero a proteggere i propri bambini e, attraverso loro, la propria idea di futuro?
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