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Tra gli esordienti in gara al 76° Festival di Sanremo c’è anche Chiello. Lucano di Venosa, al secolo Rocco Modello, il cantautore (nato trapper con gli FSK) che un anno fa ha accompagnato Rose Villain nella serata delle cover, porta all’Ariston “Ti penso sempre”. “Non so esattamente perché, ma ho pensato che fosse il brano giusto per il Festival”, attacca incontrando i giornalisti. Una partecipazione che, mette in chiaro, vive in maniera tutta sua. “La competizione non mi interessa. Musica e competizione sono due cose distaccate. Non me la vivo proprio. Spero di arrivare ultimo”, spiega.
A spingerlo fino all’Ariston è stato “il bisogno di mettermi in gioco. Ero annoiato e quindi ho pensato di andare a Sanremo”. E per questo, aggiunge, non è preoccupato di tutto quel che potrà accadere in quei giorni, critiche comprese che potrebbero essere legate anche alla scelta, nella serata delle cover, di chiamare sul palco Morgan per duettare con lui sul pezzo di Luigi Tenco “Mi sono innamorato di te”: “Non mi interessa di quello che pensano le altre persone”. “Ho chiamato Morgan perché lo stimo molto come artista. Per me il suo disco “Canzoni dell’appartamento” è uno dei dischi leggendari nella musica italiana. Quindi per me sarà comunque un onore”.
In generale, “sto bene, sono tranquillo e senza preoccupazioni, sento come se i pianeti si stessero allineando”, continua rimandando l’eventuale decisione sull’Eurovision (“Non ci ho pensato. Se ci sarà l’occasione, lo farò”) e anticipando sorprese nell’esecuzione di “Ti penso sempre”. Il pezzo è scritto, tra gli altri, con Tommaso Ottomano che un anno fa accompagnò Lucio Corsi, poi piazzatosi secondo, sul palco di Sanremo. “Siamo molto amici. Non sarà sul palco con me, però ha avuto una parte fondamentale nel disco in uscita”, sottolinea Chiello. Il disco s’intitola “Agonia”, costruito attorno a un’idea di tensione interna continua. “Agonia è una parola molto esistenziale, penso che si leghi bene al concept del disco. Il concetto non è inteso solo come dolore: ha proprio un senso originario, ovvero di lotta interna, stato di transizione, vivere dentro un conflitto. E’ questo che accomuna tutte le tracce, il nesso, il fulcro del disco”, continua il cantautore che, però, non ha ancora messo a fuoco quale sia il suo conflitto più grande. “Non ho ancora metabolizzato bene quello che ho scritto, sta succedendo tutto molto velocemente”, ammette, sottolineando come alcune domande restino volutamente aperte. Anche i testi che testimoniano fragilità, solitudine, desiderio e introspezione emotiva, seguono questa linea, evitando un significato univoco e affidando all’ascoltatore parte dell’interpretazione. Nessuna interpretazione, invece, sul concept visivo dell’album, una foto di Todd Hido che ritrae case isolate, immerse nel nulla e illuminate da una luce fioca tratta dalla raccolta “House Hunting”. “Mi interessava soprattutto l’atmosfera. Quelle case nascondono dei racconti che spesso non vengono detti. E’ un mondo – conclude – in cui mi ritrovo”.
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